Il confine è stato calpestato. Cronaca di una giornata tra Ventimiglia e Mentone

il buco che porta il sentiero dai due lati della frontiera

Tra Ventimiglia e Mentone un confine divide in due una montagna. Potresti non notarlo camminando tra il paesaggio, spaziando con lo sguardo sul mare. Ma quel confine, chiuso, c’è e uccide. Più di tredici persone in un anno. Provare ad attraversarlo per qualcuno è un sogno. Più di un sogno. Un obbligo imprescindibile.

Si parla con e senza megafono, litigando come al solito con la voce che va e viene. Si mangia insieme, al sole, e si posiziona un’altra barricata e un’altra corda fissa, a impedire l’accesso al sentiero che va al burrone. I cartelli posti nel dicembre scorso sono stati divelti dalla polizia, i segnavia sui sassi restano. Chi ha i documenti muove oltre confine, sul versante occidentale del monte dove la boscaglia lascia immediatamente il posto a rocce e cespugli ispidi. Chi resta comincia i lavori di pulizia del sentiero che, con grandi sacchi gialli e guanti, proseguiranno per tutta la via del ritorno. Gli altri si incamminano verso nord, alla volta della strada sterrata che, affacciata su Mentone, porta al primo paese oltreconfine, Castellaro. La linea di costa è punteggiata dai palazzi di Montecarlo in lontananza e il mare giù in fondo luccica e rimbalza ovunque raggi di sole.

in colonna appena varcato il confine

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amonte.info | ape-alveare.it

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